con gli interventi sull’evoluzione della mente di oggi pomeriggio, si è conclusa cronobie 07, tre giorni bolognesi per due antiche domande: da dove veniamo e dove stiamo andando? se ne esce con un bagaglio di idee consistente (anche se non definitivo, per fortuna): tanti intellettuali tutti a disposizione, a portata di mano, in una piazza coperta come la sala borsa, non capita spesso fuori dai grandi festival della scienza.

complice una defezione dell’ultimo momento (olga rickards), stamattina ci siamo goduti oltre un’ora e mezza di luigi luca cavalli sforza. sentirlo raccontare con tanta verve una lunga carriera di alto livello, ma sempre mossa dalla curiosità, dalla sete di rispondere a un’altra domanda, rincuora. forse i tentativi di attaccare da ambienti religiosi e politici l’indipendenza della scienza saranno anche sempre più raffinati, ma gli anticorpi sono decisamente all’altezza.

dico che ci siamo goduti cavalli sforza, perché ha dimostrato una certa dose di sense of humor, sia quando ha chiesto al pubblico di riprenderlo quando “non tengo il microfono abbastanza vicino, perché me ne dimentico”; sia con le battute sulla “presunta menopausa maschile”. ma ce lo siamo goduti anche perché sentirlo portare avanti una ricerca di genetica “sull’elenco telefonico, che ci siamo procurati gratuitamente” per studiare la diffusione del “gene del cognome”, oppure lamentarsi di non essere un esperto di geografia o di geologia, fa pensare quanto oggi più che mai le ricerche importanti possano uscire dall’ambito strettamente specialistico, diventando esperienze multidisciplinari. perché in fondo, nella nostra vita, non è che la nostra fisiolgia sia separata dalla geometria o dall’antropologia o le altre discipline scientifiche. anzi sono connesse, tanto quanto lo sono la geografia, la demografia, l’archeologia, la genetica, la linguistica, la storia per cercare di capire da dove veniamo. e dove stiamo andando.

mi fa piacere pensare che se enzo boschi non fosse il presidente dell’istituto italiano di geofisica e vulcanologia, sarebbe stato un oratore da piazza d’altri tempi, di prima della tv, quando parlare in pubblico era - in qualche modo - una comunicazione di massa. insomma, uno che porta bob dylan in visita all’etna in eruzione e attende un domanda da parte del menestrello di duluth per potergli rispondere: “the answer my friend is blowin’ in the wind” è qualcuno che ha una marcia in più. ma credere che tutto quello che dice sia solo per scherzo, sarebbe superficiale. per raccontare l’evoluzione del pianeta terra ha, infatti, scelto una carrellata di immagini spettacolari che ritraggono le distruzioni provocate dai terremoti, dalle eruzioni vulcaniche e dai maremoti (”tsunami non è il termine più corretto”). immagini che mostrano quali siano le energie in gioco quando si parla di “evoluzione del pianeta terra“, il tema pomeridiano di cronobie 07.

lo studio della sismologia e della vulcanologia è molto sviluppato in italia, dove ci sono circa 300 stazioni sismiche sparse su di un territorio tutt’altro che vasto. ma il nostro paese, oltre ad avere un patrimonio architettonico e artistico da salvaguardare, è uno dei pochi paesi ricchi a essere contemporaneamente oggetto di attività sismica e vulcanica. gli altri due sono stati uniti e giappone. un paese, il nostro, che ha conosciuto tragedie sismiche (con lunghi strascichi sociali e politici) come l’irpinia nel 1980 o il friuli nel ‘76, ma anche eruzioni storiche come quella che distrusse pompei o la continua attività dell’etna e di stromboli. le eruzioni vulcaniche, poi, possono essere talmente potenti da modificare il clima di una regione anche per diversi anni, basti pensare alle incredibili immagini delle colonne di fumo che si vedono dal satellite.

ma eruzioni e terremoti sono anche momenti particolarmente favorevoli per conoscere la composizione interna della terra e le dinamiche delle placche tettoniche. in particolare, ricorda boschi, osservare come si propagano le onde sismiche “è come fare una radiografia al pianeta”, mettendo in evidenza gli strati del mantello e del nucleo. osservare un vulcano in eruzione, invece, è “proprio vedere la terra che si crea, che si riforma continuamente”. un sistema violento e complesso, ma assolutamente efficiente, perché “la terra è un pianeta proprio ben organizzato”. ma non solo per questi meccanismi trasformativi, ma anche per la sua particolare collocazione nel sistema solare: “né troppo vicino al sole da far evaporare tutta l’acqua, né troppo lontano da farla ghiacciare”.

ma eventi catastrofici come lo tsunami che il 29 dicembre 2004 ha colpito molti paesi del sud est asiatico o le simulazioni di eruzione del vesuvio fanno piuttosto venire in mente un vecchio brano di frankie hi nrg mc, rapper italiano “colto”, che dedicava all’etna parole accorate.

“etna, la terra che trema, che si piega, che si spacca nel buio e annega in un torrente di lava incandescente un paese che assiste senza poter fare niente; la bava del gigante che cinquanta bocche vomitano invade lentamente le strade, le case, le piazze, distrugge le vite sognate, sperate sudate e costruite dall’orgoglio della gente, dal popolo emigrante volato come un nugolo di foglie oltre il mare, distante, alla volta di terre lontane…”

nella puntata di ieri di pigreco abbiamo sentito sergio pistoi, titolare di divulgazione scientifica, uno dei primi blog che si sono occupati di comunicazione della scienza in italia.

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