la nuova mostra sull’opera di bruno munari, voluta per il centenario della sua nascita, è bellissima. non ci sono molte altre parole per descriverla, perché nonostante sia un’antologica che deve ripercorrere una carriera straordinaria e lunghissima, si esce dalla rotonda della besana di milano con il cervello che lavora a piena potenza. tanti gli stimoli, perché tantissime sono le idee di munari che hanno profondamente segnato il rapporto tra società e cultura. in tante cose lui è arrivato prima di altri, oppure altri non ce ne sono proprio stati. un esempio? basta pensare alle macchine inutili, recupero alla bellezza del concetto di macchina. oppure i fossili del 2000, contemporaneamente ironica profezia sul futuro della tecnologia e riflessione sul valore dell’opera. ancora qualche esempio? che dire delle sculture da viaggio con cui arredare le stanze d’albergo o le idee “al posto del campanello”? ogni volta che munari metteva mano alla sua scatola della creatività ne usciva fuori qualcosa di stimolante e provocatorio. un monito (seguito da l’applicazione ferrea di un metodo), che dovrebbero riprendere molti comunicatori, a tutti i livelli, in un momento in cui non si capisce chi stia comunicando cosa. tirate e tiriamo fuori le idee: quelle non muoiono mai.