ne ha dato notizia qualche giorno fa metronews, riprendendo (scopro oggi) il times, che ogni ricerca su google produca 7 grammi di co2. sullo stesso argomento, adesso ho trovato questo. pare che sia una bufala. bisognerà approfondire…
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sempre a proposito di acqua, è anche il tema dell’expo di saragozza: interventi anche di rigoberta menchù, wangari maathai e vandana shiva. oramai parole come ‘eco’, ‘green’, ’sostenibile’ designano un intero settore dell’immaginario collettivo. sempre più anche le aziende immettono sul mercato prodotti “verdi”. come ha raccontato repubblica dalla penna di cianciullo, la spesa a chilometri zero è una delle ultimi iniziative nate in questo senso. anche se newsfood sembra puntare più sul risparmio per le famiglie, l’impressione è che sempre più consumatori decidano di acquistare prodotti ecologici, perché compatibili con una visione del mondo. nel caso degli alimenti a chilometri zero, poi, è interessante notare che non si sta parlando di prodotti che “fanno meno male” o “sono più buoni”, ma prodotti che hanno come valore aggiunto l’essere a bassissima emissione di co2. insomma il cambiamento climatico è entrato in modo definitivo nei nostri carrelli della spesa. poteva mancare anche la musica ecologica? eccovi serviti con eco music, uno studio di registrazione fatto esclusivamente con materiali riciclati e alimentato solo con il solare.
il presupposto di base è semplice. molti sostengono che l’aumento di concentrazione di co2 nell’atmosfera produrrà delle conseguenze negative per l’uomo. dyson prova a descrivere le conseguenze di tale aumento assumendo che l’anidride carbonica nell’atmosfera possa esserci utile. non è tanto quello che immagina, ma il presupposto che prende in esame ad essere interessante. da una parte, secondo dyson, i modelli computazionali su cui si basano le previsioni sul surriscaldamento non sarebbero sufficientemente accurati da giustificare l’allarmismo generale: ci sono troppi fattori che non vengono presi in considerazione, come per esempio l’assorbimento delle emissioni da parte delle biomasse. su questo sono sicuro che dyson troverà numerosi avversari che sostengono la bontà dei modelli. com’è giusto che sia, in un vivo e vivace clima di dibattito intellettuale, quale è quello attorno a queste previsioni. dall’altro lato è affascinante la sua costruzione di un futuro ipotetico a partire da un elemento tipico della fantascienza, quello del “what if…”: immaginare come sarebbe il mondo (o come sarà) cambiando il valore di una singola variabile. e mi pare interessante che uno scienziato, non un comunicatore, decida di entrare in un dibattito così affollato utilizzando un espediente narrativo. non un diverso modello teorico, ma una narrazione diversa, un esperimento mentale. più o meno. al di là della reale consistenza delle sue argomentazioni, che io non so valutare, pura creatività.
ma non è solo un problema di legalità. anche quando il pesce viene pescato e immesso legalmente nel mercato, non vi è certezza che il processo sia sostenibile: legislazioni nazionali di paesi poveri sono piuttosto generose e permettono di pescare più pesce di quanto se ne riproduca in quelle acque. oppure grosse navi da pesca possono rimanere fuori dalle acque territoriali per anni, affidando il loro carico di pesce a piccole imbarcazioni dirette ai mercati ittici. in generale pare che la metà del pesce venduto in europa arrivi da economie in sviluppo, dove lo sfruttamento eccessivo è una tentazione troppo forte per persone prive di scrupoli. per fortuna c’è anche una buona notizia. con tutte le difficoltà del caso, sta per aprire a londra il prim ristorante dove verrà servito solo “pesce sostenibile”. è una bella fatica per il titolare, tom aikens, che ha dovuto studiare per oltre un anno, girando mezzo mondo e sbrogliandosi tra regolamenti internazionali e nazionali. peccato che nel frattempo a londra il prezzo delle tradizionali fish and chips sia quintuplicato negli ultimi 4 anni. per fortuna che a miei genitori non piacciono le ricette anglosassoni…
nel caso delle posizioni dell’ipcc, una voce critica particolarmente attiva è quella di richard lindzen del MIT di boston. lo si è visto in italia recentemente, alla conferenza sul futuro della scienza organizzata a venezia dalle fondazioni veronesi, tronchetti provera e cini. sull’ultimo numero di le scienze, in seguito a un lungo articolo sui cambiamenti climatici, firmato da alcuni membri del’ipcc appunto, c’è un testo di guido visconti, autore tra l’altro di clima estremo, che espone le sue critiche al lavoro dell’ipcc, senza il livore che contraddistingue lindzen, ma concentrandosi sui problemi di metodologia. visconti racconta di come sia difficile pubblicare un articolo non allineato e di come il lavoro dell’ipcc non sia propriamente scientifico, ma eminentemente di reviewing. non posso entrare nel merito specifico della questione, ma mi sembra eccitante poter seguire in diretta un dibattito scientifico, con tutte le strategie, gli attacchi, le difese, le pubblicazioni, le occasioni mediatiche. rientra invece pienamente nella sfera politica il commento di navarro-valls, per lungo tempo direttore della sala stampa della santa sede e ora ritiratosi, ma sempre un pezzo grosso del mondo cattolico. le argomentazioni sono più morbide e pacate. e ovviamente non entrano nel merito del dibattito scientifico, ma si concentrano sulle opportunità politiche. è già da un po’ di tempo che questo nuovo papa ha aperto sulle questioni ambientali ed energetiche. quindi non mi sorprende che il vaticano voglia conquistare consensi anche attraverso la difese dell’ambiente, pur volendo differenziare la propria posizione da quelle già in campo. i più attenti ricorderanno l’impatto mediatico dell’annuncio che il vaticano è la prima nazione al mondo a zero emissioni di co2. si tratta di una non-notizia, ma che ha sicuramente dato un forte messaggio d’immagine al mondo (e ai suoi fedeli o potenziali tali). non dimentichiamoci anche della svolta solare, che permetterà a tuti gli installatori di pannelli solari di vendere ai fedeli i pannelli, “garantiti dal papa”. |
partendo dalla segnalazione su repubblica, recupero un bell’articolo sulla
sul tuttoscienze di oggi è stato pubblicata un articolo di
dopo che al gore e l’
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