dopo che al gore e l’ipcc sono stati invitati a stoccolma per ritirare il premio nobel, pensavo che non si sarebbero più levate molte voci critiche contro il lavoro scientifico del panel internazionale con sede in svizzera. dopo il clamore suscitato anche dal film di gore, “una scomoda verità“, davo per scontato che il futuro del dibattito sarebbe stato a rischio, ridotto a una discussione per convincere tutti i grandi paesi ad aderire al protocollo di kyoto o alla proposta che uscirà dalla conferenza di bali. mi sbagliavo. perché dimenticavo che dare contro a chi raccoglie tanti consensi mediatici e politici (in senso lato) permette anche a chi urla contro di ricevere altrettanta attenzione. è un meccanismo tipico della comunicazione pubblica, costantemente applicato nel mondo della politica, per esempio.
nel caso delle posizioni dell’ipcc, una voce critica particolarmente attiva è quella di richard lindzen del MIT di boston. lo si è visto in italia recentemente, alla conferenza sul futuro della scienza organizzata a venezia dalle fondazioni veronesi, tronchetti provera e cini. sull’ultimo numero di le scienze, in seguito a un lungo articolo sui cambiamenti climatici, firmato da alcuni membri del’ipcc appunto, c’è un testo di guido visconti, autore tra l’altro di clima estremo, che espone le sue critiche al lavoro dell’ipcc, senza il livore che contraddistingue lindzen, ma concentrandosi sui problemi di metodologia. visconti racconta di come sia difficile pubblicare un articolo non allineato e di come il lavoro dell’ipcc non sia propriamente scientifico, ma eminentemente di reviewing. non posso entrare nel merito specifico della questione, ma mi sembra eccitante poter seguire in diretta un dibattito scientifico, con tutte le strategie, gli attacchi, le difese, le pubblicazioni, le occasioni mediatiche.
rientra invece pienamente nella sfera politica il commento di navarro-valls, per lungo tempo direttore della sala stampa della santa sede e ora ritiratosi, ma sempre un pezzo grosso del mondo cattolico. le argomentazioni sono più morbide e pacate. e ovviamente non entrano nel merito del dibattito scientifico, ma si concentrano sulle opportunità politiche. è già da un po’ di tempo che questo nuovo papa ha aperto sulle questioni ambientali ed energetiche. quindi non mi sorprende che il vaticano voglia conquistare consensi anche attraverso la difese dell’ambiente, pur volendo differenziare la propria posizione da quelle già in campo. i più attenti ricorderanno l’impatto mediatico dell’annuncio che il vaticano è la prima nazione al mondo a zero emissioni di co2. si tratta di una non-notizia, ma che ha sicuramente dato un forte messaggio d’immagine al mondo (e ai suoi fedeli o potenziali tali). non dimentichiamoci anche della svolta solare, che permetterà a tuti gli installatori di pannelli solari di vendere ai fedeli i pannelli, “garantiti dal papa”.
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