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Avete presente il mancato intervento del Papa alla Sapienza? Bene, a Bologna si è pensato di dedicare alla vicenda, o meglio a quello che sarebbe dovuto essere l’intervento, un incontro: “Benedetto XVI e La Sapienza. Una lezione da non perdere“. Incontro aperto al pubblico, che si è tenuto il 31 gennaio nell’Aula Magna di Santa Lucia, il luogo di rappresentanza dell’Università di Bologna.

Organizzato dall’Istituto Veritatis Splendor e dal Centro Culturale Enrico Manfredini, l’incontro è stato caratterizzato da una totale assenza di confronto: sei interventi sei, tutti fortemente critici verso la posizione dei 67 docenti (e colleghi, visto che quasi tutti i relatori dell’incontro bolognese erano professori universitari) dell’ateneo romano. E tutto senza lasciare alcuno spazio per domande o interventi dal pubblico.

Noi di Pigreco Party ci siamo andati e abbiamo registrato tutto. Poiché riteniamo che questa di Bologna sia stata davvero “una lezione da non perdere”, seppure per ragioni probabilmente assai diverse da quelle che il sottotitolo intendeva, mettiamo qui a disposizione di chi se la fosse persa–e magari volesse commentarli–i file audio degli interventi.

  • Ivo Colozzi, Professore Ordinario di Sociologia presso l’Università di Bologna, presente all’incontro in qualità di moderatore
  • Pier Ugo Calzolari, Magnifico Rettore dell’Università di Bologna
  • Lino Goriup, Vicario Episcopale per la cultura e la comunicazione della Chiesa di Bologna
  • Giorgio Israel, Professore Ordinario di Matematiche Complementari presso l’Università di Roma “La Sapienza”
  • Enzo Boschi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica
  • Carlo Ventura, Biologo Molecolare dell’Università di Bologna
  • Vera Zamagni, Professore di Storia economica dell’Università di Bologna

Stupisce il discorso tenuto da papa Ratzinger per l’angelus di domenica scorsa. Stupisce per quanto ha detto a proposito del nucleare, argomento che in questo periodo sta ritornando a riempire le pagine dei giornali, i post dei blog, le chiacchiere nei salotti-bene. Benedetto XVI è riconosciuto da tutti non solo come fine teologo, ma pure come uomo intelligente e acuto. Sul nucleare, però, sembra avere le idee confuse. Da una parte continua a condannare il ricorso a qualsiasi uso delle armi per risolvere i problemi internazionali, ma invita allo sviluppo di tecnologie che consentano di produrre energia nucleare per scopi pacifici.

“affidiamo nuovamente all’intercessione di maria santissima la nostra preghiera per la pace, in particolare affinché le conoscenze scientifiche e tecniche vengano sempre applicate con senso di responsabilità e per il bene comune, nel pieno rispetto del diritto internazionale. Preghiamo perché gli uomini vivano in pace, e si sentano tutti fratelli, figli di un unico Padre: Dio.”

Forse non sa, Joseph Ratzinger, che per moltissimi passaggi la produzione di energia elettrica dall’atomo è assimilabile al procedimento per la realizzazione di armi atomiche. Quindi, non preoccupa tanto la possibilità di dare a paesi che si vogliono sviluppare (leggi, per esempio: Iran e Corea del Nord) la possibilità di produrre energia sfruttando la fissione nucleare, quanto la facilità con la quale i processi produttivi possono essere trasformati da civili a militari. Tanto più che paesi in via di sviluppo spesso non possono contare su di un potere politico abbastanza stabile da garantire il pacifismo del loro operato. Basti ricordare la vicenda legata agli ispettori in Iran di qualche mese fa. Di questo, il papa, dovrebbe tenere conto nelle sue affermazioni sul nucleare.

 

Ma c’è un altro aspetto, quello ambientale. Ha detto benedetto XVI che lo sviluppo di tecnologie nuove per la produzione di energia deve garantire il rispetto dell’ambiente e delle popolazioni. per la precisione, ha detto che bisogna

“promuovere un progressivo e concordato disarmo nucleare e favorire l’uso pacifico e sicuro della tecnologia nucleare per un autentico sviluppo, rispettoso dell’ambiente e sempre attento alle popolazioni più svantaggiate. Auspico pertanto che vadano a buon fine gli sforzi di coloro che lavorano per perseguire con determinazione questi tre obiettivi”.

Benissimo. Ma nel caso dell’energia nucleare, come la mettiamo riguardo alle scorie radioattive? Paesi che stanno sviluppando una tecnologia avanzata sono in grado di garantire stoccaggio e conservazione di questi materiali? Basti pensare che in Italia, dove il programma nucleare è stato abbandonato vent’anni fa, non siamo ancora giunti a una conclusione di questa vicenda. Chi garantisce che Iran, Corea del Nord o chi per loro non stocchino le scorie in luoghi pericolosi per la popolazione dei loro paesi? Anche su questo, proprio nell’osservanza dei principi cristiani di cui la Chiesa è portatrice, il papa dovrebbe tenere conto. Non negando la possibilità ai paesi meno sviluppati di intraprendere un cammino di progresso e avvicinamento a standard di benessere economico superiore a quelli in cui versano. Ma cercando di proporre strade praticabili e che non mettano in pericolo anche larghe fasce dell’umanità o l’ambiente stesso.