Archive for the nucleare Category

di norma non ci piace riportare nudi e crudi post o interventi da altri blog, ma dallo scorso venerdì sul blog di luca de biase, noto giornalista del sole24ore e nòva, c’è una discussione accesa sul dibattito attorno nucleare. in attesa di proseguire la discussione con walter ambrosini non appena rientrerà alla base, mi sembra interessante seguire anche queste opinioni. non sembra si possa contestare che molto spesso gli antinuclearisti fanno leva più sull’emotività che sui dati di fatto, ma dall’altra parte, mi pare, rimangono aperti molti punti: scorie, sicurezza, convenienza economica. punti sui quali - questi sì - che dovrebbero stare al centro della discussione.

e giovanni spataro ci aggiorna sulle volontà giordane di entrare a far parte del club nucleare.

l’analisi che appare sul numero di oggi di tuttoscienze allegato a la stampa di torino è all’energia nucleare e alla sua diffusione. l’articolo è firmato walter ambrosini, professore all’università di pisa e ha come titolo “chi ha paura del nucleare?“.

se non si può che concordare con ambrosini quando nota che

“L’energia nucleare è spesso al centro di critiche che mettono in dubbio la sua capacità di contribuire in modo determinante a rendere sostenibile il progresso, contrariamente a quanto ormai riconosciuto anche da molti ambientalisti”.

e quando sottolinea come, sebbene il nostro paese abbia rifiutato il nucleare, esso

“continuerà ad avere un ruolo nel sopperire al nostro fabbisogno energetico, tramite le inevitabili importazioni, e come opportunità di studio e vocazione professionale”.

non si possono tralasciare alcune perplessità che emergono da quanto contenuto tra questi due passaggi.

l’incidente di chernobyl ha sicuramente scosso l’opinione pubblica italiana ben al di là di quelle che sono state le reali e gravissime - nessuno vuole metterlo in discussione - conseguenze dei fatti. in quel clima pesante ed emotivamente eccitato si è andati a votare un referendum che ha avuto come conseguenza indiretta anche la dipendenza energetica dell’italia da altri paesi in cui le centrali nucleari sono state costruite. e seppure sia indiscutibile che ogni questione legata al nucleare in italia, come in molti paesi del resto, è inscindibilmente connessa alla politica, ci sono due punti di quanto scrive ambrosini che devono essere chiariti.

il primo riguarda i “piccoli volumi [di scorie radioattive, ndr] coinvolti”. saranno anche piccoli, ma quanto? e seppure piccoli, non rimangono radioattivi? insomma: se anche sono piccoli, ma radioattivi, bisogna trovare dei siti di stoccaggio adeguati, sia per la sicurezza, sia per la longevità e stabilità. le scorie radioattive, infatti, decadono in tempi lunghissimi, tanto che sul numero di ventiquattro, il magazine del sole 24 ore, del 7 luglio scorso gianluigi de stefani raccontava egli sforzi dell’aiea per comunicare alle generazioni future il pericolo derivante dai siti si stoccaggio delle scorie. comunicazioni che devono rimanere fruibili anche tra diecimila anni. esiste quindi un problema che è sicuramente condizionato da scelte politiche, ma ha anche risvolti tecnico-pratici non trascurabili.

il secondo punto oscuro riguarda la comunicazione e la percezione del pericolo. ambrosini scrive:

“a fronte del ben noto incidente di Chernobyl, un caso unico per le caratteristiche dell’impianto e la dinamica dell’evento, vi sono decenni di funzionamento sicuro di centinaia di altri reattori nucleari, di cui si parla molto meno”.

qui bisogna fare delle distinzioni. le caratteristiche dell’incidente ucraino sono state vivisezionate più volte da più voci e tutte sono concordi nel ritenere che la responsabilità umana è stata determinante. questo è assodato. di sicuro, come dimostra anche il libro di giancarlo sturloni, la percezione del pericolo nucleare suscitata dalla copertura mediatica dell’evento è stata molto maggiore delle sue reali dimensioni. senza dimenticare che l’ucraina, allora, era parte di un impero comunista che si stava sgretolando e per questo, ma non solo per questo, al centro di un certo tipo di immaginario collettivo. ma per il buon funzionamento di “centinaia di reattori nucleari, di cui si parla molto meno”, ci sono stati decine di altri incidenti di cui si è parlato molto meno. ne è un esempio la confusione mediatica che ha interessato anche il recente caso giapponese, del quale ho già scritto qui.

a queste due osservazioni sulla sostanza di quanto scrive ambrosini, non si può evitare di notare che in tutto il suo lungo articolo non si fa accenno alla facilità con la quale un impianto nucleare civile possa essere trasformato in un impianto militare. sono questioni alle quali ho già fatto riferimento a proposito di benedetto XVI. questioni di sicurezza non banali e che hanno impensierito i commentatori di tutto il mondo a proposito delle scelte di corea del nord e iran.

Stupisce il discorso tenuto da papa Ratzinger per l’angelus di domenica scorsa. Stupisce per quanto ha detto a proposito del nucleare, argomento che in questo periodo sta ritornando a riempire le pagine dei giornali, i post dei blog, le chiacchiere nei salotti-bene. Benedetto XVI è riconosciuto da tutti non solo come fine teologo, ma pure come uomo intelligente e acuto. Sul nucleare, però, sembra avere le idee confuse. Da una parte continua a condannare il ricorso a qualsiasi uso delle armi per risolvere i problemi internazionali, ma invita allo sviluppo di tecnologie che consentano di produrre energia nucleare per scopi pacifici.

“affidiamo nuovamente all’intercessione di maria santissima la nostra preghiera per la pace, in particolare affinché le conoscenze scientifiche e tecniche vengano sempre applicate con senso di responsabilità e per il bene comune, nel pieno rispetto del diritto internazionale. Preghiamo perché gli uomini vivano in pace, e si sentano tutti fratelli, figli di un unico Padre: Dio.”

Forse non sa, Joseph Ratzinger, che per moltissimi passaggi la produzione di energia elettrica dall’atomo è assimilabile al procedimento per la realizzazione di armi atomiche. Quindi, non preoccupa tanto la possibilità di dare a paesi che si vogliono sviluppare (leggi, per esempio: Iran e Corea del Nord) la possibilità di produrre energia sfruttando la fissione nucleare, quanto la facilità con la quale i processi produttivi possono essere trasformati da civili a militari. Tanto più che paesi in via di sviluppo spesso non possono contare su di un potere politico abbastanza stabile da garantire il pacifismo del loro operato. Basti ricordare la vicenda legata agli ispettori in Iran di qualche mese fa. Di questo, il papa, dovrebbe tenere conto nelle sue affermazioni sul nucleare.

 

Ma c’è un altro aspetto, quello ambientale. Ha detto benedetto XVI che lo sviluppo di tecnologie nuove per la produzione di energia deve garantire il rispetto dell’ambiente e delle popolazioni. per la precisione, ha detto che bisogna

“promuovere un progressivo e concordato disarmo nucleare e favorire l’uso pacifico e sicuro della tecnologia nucleare per un autentico sviluppo, rispettoso dell’ambiente e sempre attento alle popolazioni più svantaggiate. Auspico pertanto che vadano a buon fine gli sforzi di coloro che lavorano per perseguire con determinazione questi tre obiettivi”.

Benissimo. Ma nel caso dell’energia nucleare, come la mettiamo riguardo alle scorie radioattive? Paesi che stanno sviluppando una tecnologia avanzata sono in grado di garantire stoccaggio e conservazione di questi materiali? Basti pensare che in Italia, dove il programma nucleare è stato abbandonato vent’anni fa, non siamo ancora giunti a una conclusione di questa vicenda. Chi garantisce che Iran, Corea del Nord o chi per loro non stocchino le scorie in luoghi pericolosi per la popolazione dei loro paesi? Anche su questo, proprio nell’osservanza dei principi cristiani di cui la Chiesa è portatrice, il papa dovrebbe tenere conto. Non negando la possibilità ai paesi meno sviluppati di intraprendere un cammino di progresso e avvicinamento a standard di benessere economico superiore a quelli in cui versano. Ma cercando di proporre strade praticabili e che non mettano in pericolo anche larghe fasce dell’umanità o l’ambiente stesso.

una settimana fa, il 16 luglio, è arrivata in italia la notizia che il forte terremoto che ha colpito la provincia giapponese di khasiwazaki-kariva ha provocato anche la perdita in mare di acqua radioattiva. il bilancio di 8 morti e centinaia di feriti era importante, ma sembrava poca cosa di fronte alla possibilità che l’episodio avesse innescato la miccia di un incidente nucleare. federico rampini già il 17 luglio metteve in relazione i fatti giapponesi cone chernobyl e three miles island, due dei maggiori incidenti nucleari dello scorso secolo. si parlava di “incubo”, “paura”,”disastro”.

pensando che l’episodio, sulla scia di uno strisciante dibattito italiano sulla convenienza o meno di riaprire al nucleare, ho deciso di monitorare quello che dicevano i due maggiori quotidiani italiani (repubblica e corriere della sera) sull’argomento. si notano alcuni fatti generali: che repubblica ha un inviato in oriente che può seguire più da vicino gli avvenimenti come questo, mentre il corriere dà la notizia ma non approfondisce (17 luglio); si nota che la scelta di repubblica è di mettere subito in evidenza il pericolo radioattivo.

il fato ha voluto che il giorno seguente la cronaca estera si tingesse ancora di più delle tinte della paura, quando pare che un incidente ferroviario in ucraina abbia provocato la combustione di un carico di fosforo. nella versione a stampa della notizia, repubblica accosta la notizia dall’ucraina con quella dal giappone, che fa pensare a una fuga radioattiva più pericolosa di quanto previsto il giorno precedente. si parlava anche di un’azione del governo giapponese intesa a controllare lo stato di salute di tutti gli altri impianti nucleari.

nella blogosfera si trovano subito reazioni interessanti. enrico bellone, già direttore di “le scienze”, intervistato su “la pulce di voltaire” accosta il “terrorismo mediatico sull’incidente del giappone” all’assassinio di enrico mattei. e il titolo del post non è da meno: atomofobia. ecoalfabeta fa una cronaca attenta, rifacendosi alle notizie date dal periodico forbes. l’accento è puntato sulla quantità di acqua contaminata fuoriuscita dall’impianto e sul tentativo di non far trapelare la notizia da parte della tepco, la società giapponese che gestisce l’impianto incidentato.

sinceramente pensavo che si riaprisse un dibattito più vivo sull’opportunità o meno di aprire nuovamente al nucleare in italia. bellone e il fisico tullio regge sono sostenitori di questa via, così come più o meno tutta la redazione di “le scienze” sembra favorevole. dall’altra parte c’è l’appello contro il nucleare sottoscritto da un comitato di ricercatori italiani e rivolto al presidente del consiglio. vorrei tornare con calma sulle due posizioni, in un prossimo post.

per quanto riguarda le ricadute sulla stampa e l’opinione pubblica dell’incidente di khasiwazaki-kariva, forse dovremo aspettare i settimanali in uscita questa settimana.