Stupisce il discorso tenuto da papa Ratzinger per l’angelus di domenica scorsa. Stupisce per quanto ha detto a proposito del nucleare, argomento che in questo periodo sta ritornando a riempire le pagine dei giornali, i post dei blog, le chiacchiere nei salotti-bene. Benedetto XVI è riconosciuto da tutti non solo come fine teologo, ma pure come uomo intelligente e acuto. Sul nucleare, però, sembra avere le idee confuse. Da una parte continua a condannare il ricorso a qualsiasi uso delle armi per risolvere i problemi internazionali, ma invita allo sviluppo di tecnologie che consentano di produrre energia nucleare per scopi pacifici.
“affidiamo nuovamente all’intercessione di maria santissima la nostra preghiera per la pace, in particolare affinché le conoscenze scientifiche e tecniche vengano sempre applicate con senso di responsabilità e per il bene comune, nel pieno rispetto del diritto internazionale. Preghiamo perché gli uomini vivano in pace, e si sentano tutti fratelli, figli di un unico Padre: Dio.”
Forse non sa, Joseph Ratzinger, che per moltissimi passaggi la produzione di energia elettrica dall’atomo è assimilabile al procedimento per la realizzazione di armi atomiche. Quindi, non preoccupa tanto la possibilità di dare a paesi che si vogliono sviluppare (leggi, per esempio: Iran e Corea del Nord) la possibilità di produrre energia sfruttando la fissione nucleare, quanto la facilità con la quale i processi produttivi possono essere trasformati da civili a militari. Tanto più che paesi in via di sviluppo spesso non possono contare su di un potere politico abbastanza stabile da garantire il pacifismo del loro operato. Basti ricordare la vicenda legata agli ispettori in Iran di qualche mese fa. Di questo, il papa, dovrebbe tenere conto nelle sue affermazioni sul nucleare.
Ma c’è un altro aspetto, quello ambientale. Ha detto benedetto XVI che lo sviluppo di tecnologie nuove per la produzione di energia deve garantire il rispetto dell’ambiente e delle popolazioni. per la precisione, ha detto che bisogna
“promuovere un progressivo e concordato disarmo nucleare e favorire l’uso pacifico e sicuro della tecnologia nucleare per un autentico sviluppo, rispettoso dell’ambiente e sempre attento alle popolazioni più svantaggiate. Auspico pertanto che vadano a buon fine gli sforzi di coloro che lavorano per perseguire con determinazione questi tre obiettivi”.
Benissimo. Ma nel caso dell’energia nucleare, come la mettiamo riguardo alle scorie radioattive? Paesi che stanno sviluppando una tecnologia avanzata sono in grado di garantire stoccaggio e conservazione di questi materiali? Basti pensare che in Italia, dove il programma nucleare è stato abbandonato vent’anni fa, non siamo ancora giunti a una conclusione di questa vicenda. Chi garantisce che Iran, Corea del Nord o chi per loro non stocchino le scorie in luoghi pericolosi per la popolazione dei loro paesi? Anche su questo, proprio nell’osservanza dei principi cristiani di cui la Chiesa è portatrice, il papa dovrebbe tenere conto. Non negando la possibilità ai paesi meno sviluppati di intraprendere un cammino di progresso e avvicinamento a standard di benessere economico superiore a quelli in cui versano. Ma cercando di proporre strade praticabili e che non mettano in pericolo anche larghe fasce dell’umanità o l’ambiente stesso.
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