ritornato in italia con qualche giorno di anticipo rispetto al termine di esof, metto velocemente giù qualche pensiero.
innanzitutto c’è da sottolineare la scarsa capacità organizzativa che si è vista alla fiera di barcellona. io avevo effettuato la mia registrazione on-line e mi sono presentato alla coda “on line pre-registered” con il mio codice di registrazione. si trattava soltanto di stampare il mio badge e ricevere il programma, ma al desk non c’era traccia del mio nome nella lista. ho dovuto compilare velocemente sul posto un modulo cartaceo. da quanto mi hanno raccontato, non sono stato l’unico ad avere questo tipo di problema.
secondo: l’allestimento. spazi enormi (di una fiera) desolantemente vuoti. non ci si poteva nascondere nemmeno dietro alla voce “minimal”, perché non c’era veramente nulla. stand vuoti anche per la scarsità di gente, per carità complici anche il mare e la spiaggia raggiungibile con la metropolitana, ma anche per la scarsa pubblicità fattane in città: non un cartellone pubblicitario, né una riga sui quotidiani. peccato per gli amici che avevano organizzato attività per il pubblico.
terzo, e il più dolente dei punti, la scarsità dei contentuti. il programma, già di per sè, non invogliava alla presenza: cene ufficiali pompose anzichenò, buffet noiosetti, pochi nomi veramente di richiamo, ma il peggio è arrivato a chi partecipava a qualcuna delle parallel sessions: il vuoto pneumatico. non erano tavole rotonde, ma occasioni in cui tanti piccoli pavoni mostravano la coda. forse è esattamente quello che ci si aspetta da una fiera, ma come comunicatore, interessato alle storie che si possono raccontare, non nè ho trovate di interessanti. sono comunque tornato a casa dopo aver stretto molte mani di persone che sembrano intelligenti e interessanti, e ho raccolto molto materiale che devo trovare il tempo di consultare con calma. forse là sotto si annida qualche storia interessante. ma la mia domanda è: nell’era di internet e del web, è veramente necessario andare a barcellona a esof per trovare l’indirizzo del sito di un gruppo di ricerca? è indispensabile stampare migliaia di flyer sulle fondazione le più disparate? non sarebbe più conveniente per tutti che questo tipo di informazione venisse veicolata in modo più agile via web e le risorse economiche dietro a esof (e altre situazioni simili) venissero utilizzati per keynote speakers di richiamo anche per i non addetti ai lavori, come momento veramente utile per incontrare un nobel, un grande pensatore, uno scienziato di spicco, insomma alcuni veri intellettuali? tutto il sostrato politico potrebbe continuare a ruotare tranquillamente attorno a questi eventi, ma gli eventi stessi - io credo - sarebbero più stimolanti e interessanti.
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July 22nd, 2008 at 3:48 pm
[…] che fosse un mescolone di tutto questo, senza però che ci fossero punte di eccellenza. Come dice Bos, il programma scientifico non era tutta ’sta meraviglia e dal punto di vista della […]
July 22nd, 2008 at 3:50 pm
hai ragione…
http://agora.torinovalley.com/divagatoriscientifici/2008/07/22/the-end/
July 24th, 2008 at 10:10 am
è vero, non c’era proprio nulla di interessante…
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_luglio_23/pannelli_solari_805e92ca-58c8-11dd-9878-00144f02aabc.shtml
July 24th, 2008 at 10:53 am
al di là delle chiacchiere politiche, buz, l’idea che viene raccontata dal corriere della sera è piuttosto vecchia. solo a memoria mi viene in mente di averla letta almeno nel libro di ugo bardi “la fine del petrolio” (editori riuniti, 2003).
e, credimi, se avessi partecipato anche solo a una delle sessioni parallele, non saresti stato contento di aver speso 300 euro per entrare alla fiera…
July 28th, 2008 at 12:48 pm
La mia voleva essere una nota un po’ ironica sui diversi modi di fare giornalismo. Un articolo parla di una fiera ricca di novità per il mondo, l’altro parla di una fiera deserta, non al passo coi tempi e magari anche inutile.
Di sicuro il giornalista del corriere si sarà preso un plauso dal suo direttore e avrà giustificato la sua trasferta (spesata).
Ma che senso dire che tra 40 anni (40?!?) comincieremo ad utilizzare l’energia solare, parlare di centrali elettriche a pannelli solari senza specificarne la tecnologia (celle fotovoltaiche? specchi concentrici+fusione di sali? qualcos’altro?) e di trasporto dell’elettricità senza perdite (come? con l’idrogeno? con i supercoduttori?).
Certo che, bos, anche tu avresti bisogno di un po’ di ipocrisia…
July 28th, 2008 at 2:03 pm
cavolo se avrei bisogno di un po’ di ipocrisia…